X Japan: Dahlia
Atlantic East West Japan – 1996
1. Dahlia
2. Scars
3. Longing
4. Rusty Nail
5. White Poem I
6. Crucify My Love
7. Tears
8. Wriggle
9. Drain
10. Forever Love
E’ il 4 Novembre del 1996 quando viene pibblicato l’ultimo capitolo della discografia degli X Japan. L’anno successivo infatti il gruppo si scioglie ufficialmente, con molto stupore dei fan, per iniziativa del cantante Toshi che si vede limitato nelle fasi di produzione. Prima dell’addio, viene proposto quest’album Dahlia e un concerto.
Singolarità dell’album non è solo quello di essere l’ultimo capitolo di una fulgida carriera riconosciuta in tutto il Giappone, ma anche quello di aver portato il gruppo, a causa anche del successo, ad aver abbandonato definitivamente lo stile Visual, con l’unica eccezione del chitarrista hide, per un look più sobrio. Non solo il look ne risente ma anche il sound perde di aggressività e potenza in favore di una più accurata melodia e di un crescente numero di ballads. Questa virata così brusca può trovare giustificazione anche nei ripetuti problemi fisici riscontrati da Yoshiki negli ultimi anni. Problemi che spesso hanno portato l’artista anche ad esibirsi con collari ortopedici durante i loro Tour tanto da impedire definitivamente l’uso della batteria.
Questo però non impedisce all’album di contenere brani tirati sin dalle prime battute.
Dahlia – Traccia 1 – è sicuramente un brano d’impatto con una batteria potente e resa ancora più apprezzabile dai riff delle chitarre. Si capisce sin da subito che qualcosa nel gruppo è cambiato visto anche l’uso di effetti vocali e sound elettonici.
Viene seguita poi da una creazione di hide. Scars – Traccia 2 – composta interamente dal chitarrista, amplifica le differenze e le tensioni del gruppo e porta avanti il carattere irriverente dell’autore.
Longing – Traccia 3 – apre le porte alle ballads proposte in questo album. Un brano che però non lascia un particolare segno all’interno della discografia degli X.
La trascinante Rusty Nail – Traccia 4 – cerca di proporre un sound più pop anche se gli assoli di hide rimangono hard rock. E’ evidente che un’ombra di malinconia viene portata in tutto l’album.
Si ritorna quindi alle sperimentazioni proposte con la canzone Love Replica di Jealousy. White Poem I – Traccia 5 – ha un sound decisamente elettronico. Anche questo non viene considerato un capolavoro della band.
Le 2 ballads proposte successivamente Crucify My Love (Traccia 6) e Tears (Traccia 7) cambiano le carte in tavola. Se i brani precedenti non reggono il confronto con gli album precedenti, gli X Japan dimostrano la loro bravura proprio nei lenti. Tears è eccezzionalmente romantica e culla l’ascoltatore tra le chitarre e gli archi. La malinconia presente nell’intero album, trova quasi una spiegazione in questo pezzo che da solo vale l’intero album. Forse un’abile manovra come già dimostrato da Yoshiki per Art of Life. Il mood dell’album trova il suo apice proprio in questo brano.
Con la Traccia 8 – Wriggle – si ritorna ai sound elettronici. Brano solo strumentale ma che può essere visto come predecessore di alcuni sound EBM proposti da altri artisti, anche occidentali, successivamente.
Drain – Traccia 9 – brano da toni cupi e che si differenzi completamente da tutti gli altri. Sembra quasi la traccia di prova per un nuovo progetto musicale. I sound speed tipici della band vengono smorzati da insoliti refrain che rendono il pezzo poco convincente. E’ evidente infine l’utilizzo di sequencer per amalgamare il tutto con uno stile elettronico.
Veniamo poi all’ultima ballad proposta. Forever Love – Traccia 10 – un brano veramnete singolare. Oltre ad essere stata utilizzata come sigla finale di un popolare cartone animato, ad avere il titolo di canzone più amata dall’Imperatore Akihito, e ad essere diventata in
brevissimo tempo uno dei singoli degli X più venduti di sempre, venne infatti dedicata alla memoria del compianto hide, al secolo Hideto Matsumoto, la cui prematura scomparsa il 2 di maggio del 1998 fece piangere l’intero Giappone. Riascoltarla ora crea una commozione tutta particolare e fa capire quanto il gruppo, seppur con differenze artistiche evidenti, fosse legato.
In conclusione, abbiamo a che fare con un album moderno e compatto, comprensibilmente ed evidentemente diverso da ciò a cui gli X-Japan avevano abituato il loro pubblico. Di certo non al livello del capolavoro Art of Life e degli ottimi Jealousy e Blue Blood, ma comunque di altissimo rango, perfetto dal punto di vista sonoro (a testimoniare la cura quasi maniacale che Yohiki riservò al mix di ogni brano) e capace di trovare la sua forza proprio là dove rischiava di perdere più punti, ovvero nelle ballads.
Si chiude così la carriera di un gruppo che ha scritto pagine di musica fondamentali, e che sarebbe un peccato rimanessero storiche solo in Giappone.
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