X Japan: Jealousy
Extasy Records – 1991
1. A Piano String in Es Dur
2. Silent Jealousy
3. Miscast
4. Desperate Angel
5. White Whind from Mr Martin – Pata’s Nap
6. Voiceless Screaming
7. Stab Me in the Back
8. Love Replica
9. Joker
10. Say Anything
E’ il 1991 e gli X sono all’apice del successo quando pubblicano il loro tezo album Jealousy. Si può considerare uno dei loro migliori lavori fino ad ora prodotto. La band è ulteriormente migliorata sia dal punto di vista tecnico che da quello melodico tanto da essere un lavoro decisamente equilibrato. Un prodotto in grado di soddisfare le esigenze ed i gusti della maggior parte degli ascoltatori. E’ l’ultimo lavoro che viene presentato dalla formazione originale. Nel 1992 infatti Taiji abbandonerà la band tra una marea di polemiche.
Il disco, anche questa volta, presenta dieci brani e sin dal primo ascolto si può notare la pulizia e la perizia d’esecuzione.
A Piano String in Es Dur – Traccia 1 – in cui un ipnotico e delicato giro di pianoforte di Yoshiki riesce subito a creare un’atmosfera raffinata e carica di pathos, prima che un brusco e inatteso assassinio sonoro ne spezzi l’armoniosità per presentare il brano successivo.
Il brano più riuscito del lotto, la vera killer-track che da sola vale il prezzo dell’album: Silent Jealousy – Traccia 2 – è probabilmente, la canzone più conosciuta e rappresentativa di sempre degli X-Japan. Si apre con una breve introduzione pianistica che fa da trampolino di lancio per l’inarrestabile cavalcata che riporta alla mente le hit dei primi due album. La nuova speed song riesce a essere insieme potente e malinconica, esaltante e nostalgica, dolce e spietata, sfrecciando fulminea attraverso un mirabile intreccio di riff a dir poco trascinanti, break melodici ad effetto e linee vocali intense. Una delle migliori prove di Toshi dietro al microfono si unisce con i soliti tempi infernali di Yoshiki alla batteria, e i mirabili arrangiamenti orchestrali, perfettamente amalgamati con il resto della strumentazione, sublimano questo pilastro inamovibile della storia e degli X.
Il superbo lavoro di hide nella stesura del brano di Miscast – Traccia 3 – rende la canzone frizzante.
Desperate Angel – Traccia 4 – la “creatura” di Toshi e Taiji con sonorità americane che possono ricordare Bon Jovi, è una sorta di inno o dichiarazione d’amore al vecchio hard rock a stelle e strisce.
Pata si occupa della Traccia 5. White Whind from Mr Martin – pezzo breve tottalmente acustico fa da ponte e da intro al brano successivo.
Toshi e Taiji si ripresentano nel songwriting con Voiceless Screaming – Traccia 6 – una ballad acustica che puo ricordare sia il tema portante di Lupin the 3rd in Il Castello di Cagliostro che un classico arpeggio dei Led Zeppelin in Stairway to Heaven. Questo pezzo rimane comunque unico nell’intera discografia degli X Japan.
Stab Me in the Back – Traccia 7 – riporta l’ascoltatore ai tempi del debutto del gruppo. Il Brano infatti è stato presentato per la prima volta nel 1986.
Il brano succesivamente presentato è un esperimento semi-elettronico che s’intitola Love Replica – Traccia 8. Un brano bizzarro che contiene idee che verranno solo sviluppate successivamente nel loro ultimo album Dahlia o nel progetto solista VioletUK di Yoshiki. Un pezzo piacevole anche se in alcuni è estraniante e singolare.
Pezzo con sound punk-rock vivace accostato ad una notevole precisione esecutiva è Joker – Traccia 9. Un brano leggero e molto orecchiabile.
In chiusura troviamo l’altro brano che conquistò rapidamente i favori sia di pubblico che di critica: Say Anything – Traccia 10. Mirabile ballad opportunamente scelta per chiudere le danze. Da Endless Rain in poi i lenti sono sempre stati uno dei punti di forza della band di Yoshiki, in grazia di una perfetta sinergia tra pianoforte e voce. Questa canzone non fa eccezione, e il puntuale guitar solo di hide non fa che perfezionare un successo annunciato e ancora una volta impreziosito da mirabili orchestrazioni.
Benché gli i brani migliori dell’album si trovino in capo e in coda, non si può assolutamente sorvolare sul resto dei brani. Con questo lavoro gli X sembrano lasciare un po’ nell’armadio le sonorità del loro debutto ma dimostrano di essere alla ricerca di una più curata produzione che li avvicina anche al mercato occidentale pur mantenendo una loro originalità che, di brano in brano, non permette di venir chiuso in un “genere”. Visual Rock, termine nato non per definire un sound, ma uno stile e un’attitudine, è quello che li descrive nel modo migliore ed è anche per questo che vengono considerati uno tra i primi gruppi a promuovere questo stile.
In seguito a quest’uscita gli X tenteranno la via del successo negli Stati Uniti, ma i risultati non saranno quelli aspettati.









